Nuovi input

Intervista all’architetto olandese Erick van Egeraat sui temi: come cambia lo stile di vita a Mosca e sfide architettoniche in Medio Oriente.




Erick van Egeraat, si è occupato e ha realizzato il progetto della più alta torre d’Europa, situata a Mosca. Si sta anche occupando del design d’interni del cosiddetto World Fashion Club, posto al piano terra. Cosa dobbiamo aspettarci in questo caso? Quali sono stati i principi ispiratori del design?
Il canale televisivo World Fashion Channel sta progettando di aprire una catena di ambienti metropolitani in cui i visitatori possano incontrarsi, lavorare, rilassarsi e scoprire le ultime tendenze del mondo della moda. Lo spazio ricavato nella Mercury City Tower sarà il primo: un ambiente altamente flessibile, in cui sarà possibile organizzare show televisivi, sfilate di moda e presentazioni, in cui si collocheranno caffetteria e ristorante. Flessibilità, in questo caso, non dovrà essere sinonimo di design neutro: l’ambiente, posto tutto su un livello uniforme, che ospita la caffetteria e l’area sfilate, presenta una pavimentazione in cemento, un led wall e un soffitto in cui si collocano fari teatrali, luci d’atmosfera e telecamere. Una piattaforma rialzata, con un sistema di sedute circolari, ospita un appartato ristorante di sushi. Le sedute, in questa zona, sono realizzate in morbida pelle, mentre per il soffitto e per i lampadari, che creano discreti effetti luce, si fa abbondante uso di legno, come nella tradizione giapponese. Lo spazio del club, al piano terra, sarà corredato da ampie terrazze esterne e fungerà da collegamento tra la Mercury City Tower e l’area circostante, un’area che ha bisogno di essere ravvivata, a qualsiasi ora della giornata.

La Russia è, da molti anni, il fulcro della Sua produzione architettonica. Come è cambiato lo stile di vita del paese negli ultimi anni?
Lavoro in molti paesi diversi ma è in Russia, più che in ogni altro luogo in cui opero, che coesistono, fianco a fianco, realtà multiple. A Mosca, stili di vita e tendenze continuano a scorrere, le mode si alternano ad un ritmo più veloce che altrove. Forse si tratta di una reazione a decenni di immobilismo o tutto è da ricondurre al carattere stesso dei russi. Secondo la mia esperienza, i russi sono massimalisti, spesso sostengono le proprie idee, basano le proprie decisioni più sull’istinto che sulla ragione. I moscoviti, più di ogni altro paese d’Europa, ricercano nuove sensazioni e nuovi input, in grado di arricchire la loro vita. Credo che questo sia un contesto difficile ma, al contempo, interessante in cui lavorare.

Come si ripercuote tutto questo sull’urbanistica e sull’architettura?
Semplicemente c’è un gran bisogno di miglioramento, in tutti i campi. A partire dal 2009, ho assistito a un cambio di rotta, dal capitalismo estremo, che puntava alla produzione in grandi volumi, si è passati a voler migliorare la qualità della vita, in modo più profondo. Per necessità e per paura che la città divenga un mega-ingorgo, Mosca sta gettando le basi per migliorare la propria infrastruttura, riutilizzare il patrimonio industriale e dare nuova vita a gran parte dei propri spazi pubblici. Personalmente, mi sto occupando da vicino della trasformazione della fabbrica Ottobre Rosso, che si erge proprio di fronte al Cremlino. Tale progetto è divenuto un “faro”, un modello nella riconversione di stabilimenti industriali in luoghi d’attrazione, in cui organizzare eventi culturali, in cui allestire ristoranti, discoteche e in cui ospitare start-up. Gran parte degli edifici non sono neppure catalogati come monumenti nazionali e, fino a poco tempo fa, si sarebbe proceduto alla demolizione senza alcuna esitazione. Oggi invece, è difficile trovare un progetto urbanistico su grande scala che non faccia riferimento, e con orgoglio, al patrimonio, che non sia destinato a progetti culturali e che non vanti la propria multifunzionalità.

Uno dei Suoi ultimi progetti prevede la ristrutturazione e l’ampliamento di un centro cittadino in Arabia Saudita. Quali sono i criteri con cui si elabora una visione sostenibile di futuro in tale contesto?
Molte città in Medio Oriente si stanno preparando per garantirsi un futuro di maggiore competitività. Tale obiettivo pone i bravi architetti di fronte a un’ardua sfida: offrire al cliente quello di cui ha veramente bisogno, che sia fattibile e non possa essere realizzato da nessun altro architetto. Il centro di Unaizah, cittadina relativamente piccola, si presenterà come un centro del ventunesimo secolo pur mantenendo uno stile caratteristico locale: tutti i parcheggi saranno interrati, le strade e le piazze in superficie saranno strutturate per adattarsi in modo organico all’architettura storica locale rivisitata. Le piante e l’arredo urbano garantiranno il massimo confort e riparo dal sole, in modo che gli spazi pubblici possano essere attivamente utilizzati. Sfortunatamente, in quest’area, un’edilizia economica e di veloce realizzazione, i grattacieli in vetro con aria condizionata e l’assenza di spazi pubblici sono la norma. Sarà pertanto una sfida riuscire a trovare quel sostegno di cui il progetto ha bisogno, per poter essere realizzato nel migliore dei modi. Sono tuttavia sicuro che questo contribuirà ad elaborare un’immagine sostenibile di Unaizah, un’immagine in grado di attirare talenti e investimenti.


Profilo
Nato nel 1956 ad Amsterdam, Erick van Egeraat, è il socio fondatore, nonché direttore, dello studio (designed by) Erick van Egeraat; uno studio con sedi a Rotterdam, Mosca, Budapest e Praga. Laureatosi presso la Delft University of Technology nel 1984, van Egeraat è stato co-fondatore dello studio Mecanoo, che ha tuttavia abbandonato nel 1995. Erick van Egeraat ha, al proprio attivo, più di 100 opere in oltre dieci paesi, è stato insignito con numerosi premi a livello internazionale e altrettanto internazionalmente riconosciute sono le sue pubblicazioni.

www.erickvanegeraat.com


Fonte: Koelnmesse, stampa gratuita.