Intervista con Sebastian Herkner

Una casa (quasi) infinita




È considerato il rappresentante di un nuova generazione, tramite fra artigianato tradizionale e design. Con forme originali, materiali classici e collage di colori Sebastian Herkner conferisce un volto nuovo al design tedesco in ambito internazionale e ammorbidisce l'immagine culturale del prodotto tedesco, che è sempre stata caratterizzata dalla tecnica e all'estero viene collegata di riflesso a Dieter Rams. Durante l'intervista professa la sensorialità come criterio principe del design e promuove l'apertura non solo nei confronti delle culture straniere, ma soprattutto verso il prossimo; un tema che con il suo ultimo progetto, l'installazione "Das Haus - Interiors on Stage" preparata per imm cologne 2016, ha tradotto in forme rotonde e sensoriali.

Signor Herkner, perché la Sua versione di "Das Haus" è all'insegna della rotondità?

Sebastian Herkner: Mi sta a cuore che "Das Haus" sia veramente aperta a tutti. Non ci sono confini, né barriere o angoli contro cui sbattere o dietro cui nascondersi. Il risultato è una casa rotonda e aperta, senza compromessi, i cui vari livelli si schiudono nel corso della visita. Questo era l'approccio del progetto: una casa (quasi) infinita. Naturalmente se vogliamo essere molto pragmatici si può dire che volevamo anche fare qualcosa di completamente diverso rispetto ai progetti precedenti.

Secondo Lei quali aspetti del concetto di abitare rotondo da Lei proposto potrebbero essere successivamente tradotti in realtà?

Naturalmente l'abitare rotondo si rivela decisamente poco pratico; tutti i nostri oggetti d'arredo sono pensati ad angolo retto. Se un cittadino europeo e in particolare un tedesco pensasse alla propria parete attrezzata o a una panca d'angolo, lo riterrebbe subito un grande spreco! Ma il punto forse è proprio questo: non si tratta sfruttare lo spazio con la massima efficacia, ma di una versione astratta dell'abitare. La nostra versione di "Das Haus" simboleggia una possibilità di abitare più libero. I mobili sono disposti liberamente e ci sono solo un paio di pareti fisse su cui appendere qualche quadro.

Perché si è allontanato così tanto dall'immagine classica di casa?

Con i miei prodotti ho intrapreso spesso questa strada. Faccio qualcosa che è contrario alle norme e ai trend. Per esempio con il Bell Table, con cui abbiamo ribaltato l'uso convenzionale dei materiali impiegati per la struttura e il piano, posizionando il vetro sotto e il metallo sopra; generalmente si fa il contrario, sotto la struttura in metallo e sopra il piano di vetro. Oppure prendete la poltrona Pipe, che abbiamo progettato per Moroso: negli ultimi anni le strutture di metallo della gran parte dei prodotti sono diventate sempre più sottili, come per esempio il caso estremo della poltrona Traffic di Magi firmata da Konstantin Grcic, la cui struttura è realizzata unicamente in esili barre metalliche. Io ho fatto semplicemente il contrario e ho utilizzato dei tubi spessi 8 cm.

Il Suo progetto non prevede necessariamente un interior design classico, ma si pone quasi come provocazione spingendo a chiedersi: e questo a cosa serve?

Con "Das Haus" ci siamo mantenuti su un piano volutamente astratto. Per questo progetto di imm cologne non volevo realizzare un appartamento come lo si può trovare su una rivista di arredamento, dove tutto è stiloso, persino il fermacarte. Dovrebbe essere più libera e ridotta: non tanto un'immagine patinata, quanto piuttosto un messaggio contro la tendenza all'isolamento e alla generale sterzata politica verso destra con cui molti europei reagiscono ai flussi di profughi. Pensate a Lampedusa, al caso greco, ai profughi siriani. La trasparenza di "Das Haus" vuole essere l'espressione della necessità di confrontarsi più apertamente con i cambiamenti.

Ma quanta apertura ci serve, o quanta ne possiamo tollerare?

Naturalmente a ognuno serve una propria sfera privata, qualcosa che nel mio progetto è presente solo in forma rudimentale. In "Das Haus" di imm cologne non c'è neanche la porta e i visitatori dovranno quindi entrare come si usava fare in campagna. I vicini dei miei nonni bussavano semplicemente alla porta ed entravano, mentre ora montiamo cinque serrature e telecamere e a Francoforte e Berlino nascono le prime gated communities sulla scorta di quelle americane. Nei centri cittadini si nota sempre più spesso un paradosso: i nuovi abitanti degli appartamenti ristrutturati con grande dispendio di denaro si lamentano del rumore causato proprio da quella vita notturna che rendeva i quartieri hipster così invitanti prima della gentrificazione. È importante riflettere sulla direzione che sta prendendo la nostra cultura abitativa. Naturalmente la visita di "Das Haus" non genererà automaticamente un dibattito di questo genere, ma può essere di stimolo a parlarne.

Per Lei cos'è "Das Haus"?

In primo luogo "Das Haus" è un grande onore, ma per me è anche una possibilità di fare delle affermazioni importanti e, fra l'altro, di dimostrare ulteriormente la mia competenza in materia di interni. Ritengo che il colore sia follemente importante, come i materiali e i sentimenti. Nei miei primi progetti, come nella "Haus", il colore e il materiale ci sono sempre stati. Abbiamo cercato tessuti interessanti, particolari, che conferissero alla "Haus" una qualità aptica unica. I sensi sono importanti anche per il design. Spesso mi pongono delle domande sul design tedesco; in ambito internazionale quasi tutti pensano subito al Bauhaus e a Dieter Rams, ma io mi immedesimo poco in questa tradizione. I miei progetti sono più colorati, come un collage. Per me è importante il lato sensoriale; un prodotto deve avere una storia e una bellezza proprie.

Bellezza e sensorialità sono parole che al giorno d'oggi non si pronunciano spesso in un'intervista, o sbaglio?

Un prodotto deve avere carisma, una certa personalità. Sicuramente si può dire che il Bell Table sia decorativo, sebbene per un designer questa parola sia un vero e proprio tabù. Allora perché è utilizzato in così tanti progetti? Perché è un bel tavolo. "Das Haus" vuole essere una casa sensoriale.


Fonte: Koelnmesse, stampa gratuita.